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- PROGRAMA ESPECIAL SOBRE HAITÍ CON IMÁGENES DE LA ZONA DEVASTADA...... COLUMNA DE LA IZQUIERDA

- PANORAMA DE LA SITUACIÓN DE LA TDT LOCAL EN LA COMUNITAT VALENCIANA: http://perevalenciano.blogspot.com/2010/01/el-fracaso-de-la-tdt-local-en-espana-el.html


miércoles, 12 de mayo de 2010

TELEVISIÓN --- La televisione in Spagna: dal banco e nero alla TDT (versión en italiano)

La televisione in Spagna è evoluta moltissimo negli ultimi decenni. Infatti, abbiamo vissuto un cambiamento spettacolare, passando da un paese con una sola televisione in bianco e nero alla situazione attuale, con più di 40 canali in ogni regione spagnola, dal sistema analogico al digitale, da programmi con milioni di telespettatori alla massima frammentazione dell’audience; dall’assenza di pluralità a.... l’assenza di pluralità. La televisione in Spagna ‘s’italianizza’ con la nascita di Telecinco, che quest’anno celebra il suo 20 anniversario e questo processo non è ancora finito perché Mediaset, il canale che controlla Telecinco, l’impero di Berlusconi, ha comprato qualche mese fa Cuatro, la televisione del gruppo di communicazione più importante in Spagna, cioè, Prisa.

Dopo alcuni anni sotto la direzione di Valerio Lazarov, il periodo con più successo è stato quello in cui è stata diretta da due italiani, primo Maurizio Carlotti -adesso a Antena 3 Televisión- e poi da Paolo Vasile .

TVE nacque il 28 ottobre 1956. Era la televisione di Franco, in bianco e nero, l’unica televisione che c’era in Spagna, fino alla costituzione del secondo canale, conosciuto all'inizio come UHF. Questo cominciò la sua emissione il primo gennaio 1965 e la programmazione regolare il 15 novembre 1966. I due canali hanno lavorato come mezzi al servizio del potere, cioè, di Franco e la dittatura, fino a che è arrivata la democrazia, quando sono stati al servizio del potere... democratico.

Con la democrazia è anche nata la Spagna delle autonomie, cioè, la decentralizzazione dello Stato, trasformandosi, di fatto, in uno stato federale, in cui ci sono delle regioni più nazionaliste e altre di meno. Per questo motivo furono il Paese Basco e Catalonia le prime che ebbero una televisione pubblica autonomica, ETB e TV3, rispettivamente, che cominciarono a emettere il 31 dicembre 1983 e il 16 gennaio 1984. Anni dopo crearono anche il secondo canale. Poco a poco, cominciava a svilupparsi la televisione in Spagna, con la nascita di più canali regionali -un processo che non è ancora finito-, fino a che nel 1989 nacque la prima televisione nazionale privata, Antena 3 Televisión e, qualche mese dopo, Telecinco, che, insieme alla prima televisione a pagamento, Canal +, supposero la prima grande rivoluzione televisiva. Ma non fu l'ultima.

Fu l'epoca in cui TVE vinceva per goleada con permesso di Antena 3. Poi venne l'epoca di Telecinco, che, con cinque anni come leadership, fece epoca. Fino all'arrivo delle altre televisioni private, come Cuatro e La Sexta, due televisioni vicine ideologicamente al governo socialista di Zapatero, la prima appartenente al Grupo Prisa -El País, Cadena Ser- e la seconda di nuova creazione, di Mediapro, gruppo creato per dare sostegno al governo di Zapatero. Fu in questo momento quando cominciò l'ultima rivoluzione. Prima, perché il governo socialista concesse la possibilità alle televisioni nazionali "classiche" di creare altri due canali, sia per risarcire la nuova concorrenza; e, poi, all'aprovare la transizione della televisione analogica alla digitale, il punto in cui ci troviamo adesso. Così, il mese d'aprile scorso è stato quello dello scambio, sebbene la transizione sia cominciata tre anni fa, con la coesistenza dei due sistemi d'emissione della segnale per vedere la tv.

Prima, però, vorrei parlarvi sul processo di fusione delle televisioni nazionali cominciato qualche mese fa con quella tra Telecinco e Cuatro. La televisione di Mediaset, proprietà del primo ministro d'Italia, Silvio Berlusconi, controlla la televisione del Grupo Prisa, l'editore del quotidiano El País, copiando il modello di tv italiano, in cui Telecinque è la televisione per tutti i pubblici, mentre che Cuatro è per un pubblico più giovane e colto. Succede, però, un fenomeno quanto meno curioso per quanto riguarda la linea editoriale, giacché Cuatro è vicina ideologicamente al governo socialista, almeno fin'ora, mentre Telecinco è vicina al centro-destra spagnolo. Ciò nonostante, fino adesso ogni televisione segue una linea politica diversa, e quindi Cuatro compete con il pubblico giovane e di sinistra di La Sexta, mentra che Telecinco fa lo stesso con quello di Antena 3.

Cosa succede, però, con Antena 3 e La Sexta? Furono le prime ad annunciare la loro fusione, ma, alla fine, non c'è stata, perché entrambi vogliono controllare il gruppo e, inoltre, perché, siccome La 1 ha smesso di emettere pubblicità, loro hanno aumentato le loro entrate nel primo trimestre de l'anno.

Fusioni a parte, l'attualità televisiva è segnata dall'arrivo del sistema digitale che suppone, sul papiere, una serie di vantaggi molto importanti, come, per esempio, una maggior qualità d'immagine; la possibilità dell'interazione spettatore-tv, così come un maggior numero di canali -da trenta a quaranta dipendendo dalle comarche, città e regioni-, di cui alcuni possono essere a pagamento.

È stato il Ministero d'Industria quello che ha diviso le Communità Autonome in demarcazioni televisive. Per quanto riguarda la Communità Valenciana, per esempio, la legge contempla la creazione di due canali autonomici e 4 canali per ogni demarcazione, di cui tre sono privati e uno dovrebbe essere un consorzio pubblico creato dai diversi comuni di ogni zona.

La crisi economica, la cattiva divisione dei canali e la demarcazione ha fatto morire la maggioranza dei progetti nati appena tre anni fa. Infatti, quanto al caso valenziano ci sono soltanto 4 televisioni locali in tutta la regione, oltre alle due televisioni private autonomiche, come Popular Tv, che è stata ribattezzata come Popular Mariavisión, e Las Provincias Tv. A parte di Levante Tv, Tele 7 e un paio di televisioni locali, tutti le altre, o non sono state create o sono già sparite.

Insomma, un assoluto disastro che ci lascia un orizzonte nero per i telespettatori e per i giornalisti.

jueves, 6 de mayo de 2010

PORNO --- La prostitución de la política en España (y la televisión)


Cuando las cosas van en general bien, los mortales perdonamos con mayor facilidad los pecados de nuestros iguales. Iguales para hoy, como dicen los empleados de la ONCE, y diferentes para mañana, que diría un primo mío muy cachondo. En el imaginario colectivo se admite como mal menor e inevitable la corrupción inherente a los centros de poder, desde los más pequeños Ayuntamientos, al gobierno central, desde el trabajador autónomo a la empresa más grande; donde se maneja dinero se tiene la tentación de llevarse una comisión extra, un regalo o cualquier dádiva o favor para el primo en paro o la novia que ha terminado la carrera.

Todo lo anterior está mal, pero lo aceptamos con más o menos resignación, cuando las cosas van bien o moderadamente bien. Pero nos toca los cojones, o los ovarios, no sea que se enfade la ministra de los miembros y miembras, cuando la prostitución pasa de las rotondas y los barrios chinos de las ciudades y pueblos a la política, en grado insultante y en periodo de crisis económica. Toca las pelotas, pero bien.

El caso Malaya, que podría llevar a la cárcel a la mismísima Isabel Pantoja por presunto blanqueo de capitales; la Operación Pretòria; el caso Gürtel... Más de 20 alcaldes han sido detenidos en España en la presente legislatura por casos de corrupción, la mayoría vinculados al ladrillo. Por no retrotraernos al caso Filesa y cía. En definitiva, decenas, centenares de casos, en los que miles de personas se han enriquecido robando de las arcas del Estado, de los gobiernos autonómicos, de los Ayuntamientos, prostituyéndose por una limosna o por un pelotazo.

Como ha dicho esta semana la presidenta de la Comunidad de Madrid, Esperanza Aguirre, la corrupción es inherente a las instituciones. Y no le falta razón, porque la corrupción es inherente al ser humano. Pero, ¿eso lo justifica? Lógicamente, no. Las reglas deberían ser iguales para todos, pero eso es sólo la teoría, pues en la práctica hay mil y una formas de estafar o de burlar la ley.

Y si hecha la ley, hecha la trampa, al menos que la Justicia sea implacable con los delincuentes, los Gürtel que roban a capazos por ser amigos de. Porque ya que roban y los pillan, los tontos de los honrados ciudadanos, los que pagamos nuestros impuestos y vivimos de nuestro trabajo, lo que queremos es que se haga justicia, vayan a la cárcel DEVOLVIENDO PREVIAMENTE LO SUSTRAÍDO. Y si esto no sucede, que se pudran en prisión para ejemplo de todos. Porque el problema en este país -bueno, uno de ellos- es que robar sale muy barato.

Navegando por internet, he leído que en los últimos diez años la corrupción política ha sustraído en España 4.158 millones de euros o que Andalucía es la tercera comunidad de España por presencia de corrupción en el sector de la construcción, sector que está casi totalmente intervenido por la Junta de Andalucía desde la construcción de viviendas sociales y privadas a la puesta en marcha de campos de golf. Este es el resultado de una encuesta de ámbito europeo realizada por la consultora Ernst & Young en los que se concluye que un tercio de las empresas han perdido negocios por resistirse a aceptar sobornos. Nada menos que un cuarto de los directivos consultados han admitido haber sido objeto de algún intento de prácticas corruptas. En España, los casos de corrupción urbanística crecieron casi un 9 por ciento. Todo ello porque robar cuesta poco.

La prostitución de la política debería hacer reflexionar a los que mandan, pues está instaurando una desconfianza total en los políticos y no es casualidad que éstos sean el tercer principal problema para los españoles según los últimos estudios del Centro de Investigaciones Sociológicas (CIS). Una prostitución que también ha llegado a la televisión, donde ahora más que nunca encontramos una nueva clase de pseudoperiodistas corrompidos con tal de tener su minuto de gloria en la caja tonta, famosos y famosetes aupados a la categoría de estrellas, otrora profesionales que hoy hacen el capullo porque la televisión se ha convertido, en muchos casos, en un estercolero donde triunfan en el lodo cerdos de toda índole y no hay lugar para grandes y respetados actores, presentadores y periodistas a los que se les han ido apartando injustamente por las nuevas hornadas de grandes hermanos y 'realities' similares.

Ahora bien, no nos rasguemos las vestiduras más que lo justo y necesario porque, al final, los políticos y la televisión no son sino reflejo de la sociedad a la que representan y a la que entretienen. Y, mientras, los críticos y honestos, ¿cómo podemos rebelarnos contra tanta inmundicia? Se aceptan sugerencias.

TELEVISIÓN --- Telecinco, preparada para destronar a La 1 del liderazgo

La tercera victoria consecutiva ayer de Telecinco en el cómputo global de audiencia del día y los síntomas de agotamiento de algunos de los 'buques insignia' de La 1, hacen prever que la cadena de Fuencarral está al alcance de superar por primera vez en muchos meses a la televisión pública.

Desde que La 1 dejó de emitir publicidad, su audiencia se disparó, liderando los últimos meses a distancia de su principal competidor, Telecinco. Sin embargo, desde enero su reinado ha ido menguando en cuota de pantalla al mismo tiempo que lo hacía el 'share' de Antena 3 y se mantenía, o incrementaba ligeramente, el de Telecinco. Abril finalizó con la distancia más corta entre la primera y la segunda en el ranking de audiencias desde que La 1 no emite publicidad, coincidiendo también con el apagón analógico definitivo y el incremento de la fragmentación de las audiencias con el aumento de los canales en abierto que podemos ver gracias, o por desgracia, a la Televisión Digital Terrestre.

Esta tendencia a la baja de La 1 se ha confirmado en los últimos tres días, en los que ha sido superada por Telecinco. Y no parece que vaya a ser un hecho excepcional, pues salvo los sábados y domingos, el resto de la semana la tele de Paolo Vasile demuestra una fortaleza increíble en la mañana, la sobremesa, el prime time y el late night, con todos sus programas estrellas consolidados, con 'Mira Quién Baila' en su recta final y con el estreno hoy de 'Supervivientes'. Estas circunstancias, unidas a las huelgas que están haciendo los trabajadores del grupo RTVE, que perjudican la imagen de La 1, van a poner en bandeja una nueva victoria de Telecinco, más que probable este mes y segura el próximo con la emisión de los principales partidos del campeonato mundial de fútbol.

Si a esto añadimos el hecho de que en el primer trimestre de este año ha duplicado sus beneficios, Telecinco no podría celebrar de mejor manera sus 20 años en el panorama audiovisual español.

PD. Beneficios de Telecinco, pero también de Antena 3, La Sexta y Cuatro... que deberían traducirse en empleo para decenas de periodistas. ¿O no?

jueves, 29 de abril de 2010

TELEVISIÓN --- Frustrada la fusión entre Antena 3 y La Sexta

Lo anunciaron antes, pero Telecinco y Cuatro se adelantaron. Ahora, Antena 3 y La Sexta se echan atrás y, al menos de momento, no se fusionarán, convirtiendo a Mediaset y Prisa como el grupo audiovisual líder en España.

Varias razones han pesado para aparcar esta decisión. Tras el final de la publicidad en el grupo RTVE, Antena 3 y Telecinco han visto dispararse el incremento de su facturación por este concepto en el primer trimestre de este año. Antena 3 y La Sexta, pese a que sus líneas editoriales son opuestas, estaban abocadas a fusionarse por una crisis publicitaria que, desaparecido el competidor de La 1, parece que también ha desaparecido. A esto se une el hecho de que los gestores de La Sexta querían encargarse, tras la unión, de la gestión de los contenidos de ambas televisiones, lo cual no era aceptado por Antena 3. Esta última siempre ha tenido una posición predominante en el panorama audiovisual español, pero en los últimos años ha ido perdiendo posición, en beneficio de las cadenas jóvenes, en especial La Sexta.

Mientras tanto, Telecinco y Cuatro ya trabajan como una sola y, aunque cada una va a mantener su personalidad propia, ya se percibe una estrategia única a la hora de confeccionar las parrillas de programación, con un solo objetivo: anular a la competencia. No es fruto de la casualidad, por tanto, que la nueva edición de 'Caiga Quien Caiga' regrese al horario en que triunfó en Telecinco, esto es, las sobremesas de los domingos; o que Cuatro programara anoche cine taquillero para contrarrestar al de La 1, la cadena a batir en términos de audiencia por Telecinco-Cuatro y el único espacio del domingo que planta cara a la exitosa 'Aída'. Telecinco está aplicando en Cuatro su tradicional fórmula de vencer al enemigo con sus propias armas; cine taquillero con cine taquillero.

Si la fórmula funciona, Antena 3 y La Sexta tendrán que acabar moviendo ficha, aunque todavía está por ver quién lidera la fusión pospuesta.

miércoles, 28 de abril de 2010

POLÍTICA --- Entrevista a Jorge Alarte, secretario general del PSPV

Para ver la entrevista emitida ayer por Tele 7 Calderona al secretario general de los socialistas valencianos, que volverá a emitirse el sábado a las 21.30 y el domingo a las 19.30, pinchar en el siguiente link:
http://perevalenciano.blogspot.com/2010/04/politica-golpe-de-estado-o-terapia-de.html

TELEVISIÓN --- Cántame una canción 1-Quiero cantar 0


Ya sabemos el resultado del primer enfrentamiento entre los programas de niños cantores gemelos de Telecinco y Antena 3, con victoria de 'Cántame una canción' sobre 'Quiero cantar'. Aunque los dos son igual de tostones, el que se llevó el gato al agua en el primer asalto fue el de Telecinco, ayer martes, con un 16% de cuota de pantalla, frente al 10% del estreno de Antena 3 el domingo, que intentará probar mejor suerte en el prime time del jueves, después de frustrar el anuncio inicial de hacer competir el programa apadrinado por Isabel Pantoja y presentado por Jorge Fernández, con el conducido por Pilar Rubio, quien ha sustituido a última hora a Javier Sardá.

Telecinco ha ganado, de momento, el pulso, aunque la tendencia definitiva de éxito o fracaso de cada uno se conocerá en unas semanas, cuando Antena 3 sustituya otro fiasco, 'Karabudjan', en el prime time de los martes y Telecinco estrene la nueva edición de 'Supervivientes' los jueves.

lunes, 26 de abril de 2010

TELEVISIÓN --- Telecinco da el cante (y Antena 3 por partida doble)


Siguiendo con lo que comentaba en el artículo de ayer, Telecinco estrena hoy 'Cántame una canción', basado en 'Io canto', programa que triunfa en el italiano Canale 5, y lo hace con presentadora sorpresa, Pilar Rubio, porque Javier Sardá, según la versión oficial, se ha lastimado el pie. Digo oficial porque para mí que al saberse que Antena 3 iba a enfrentar a corazón abierto 'Quiero cantar', estrenado el domingo', con el espacio gemelo de Telecinco, se dispararon las alarmas en la tele de Fuencarral y fue entonces cuando se decidió cambiar de presentador en una jugada maestra para no herir de muerte a su otrora estrella en caso de que el envite lo ganara la cadena de Planeta.

Pero después del fiasco del estreno de Antena 3, porque el programa es un bodrio y porque Telecinco supo contraprogramar con dos episodios de estreno de 'Aída, todo ha quedado en anuncios fantasma, pues al final Antena 3, que parece gafada en los últimos tiempos, ha decidido pasar su programa de cante al jueves y no competirá directamente con el que estrena hoy Telecinco. Por muy mal que estemos por la crisis, no creo que el desquicio llegue a tales niveles como para soportar tres programas de cante en las televisiones nacionales, como los dos mencionados y el 'Cántame cómo pasó' de La 1, otro desastre en términos de 'share' para sustituir a José Mota en la noche de los viernes.

En cualquier caso, el morbo está servido y veremos quién se lleva el gato al agua.

TELEVISIÓN --- Mira quién baila, Mira quién canta, Mira cómo aburren

Cuando las televisiones quieren, pueden. ¿Que se habían propuesto aburrirnos? Pues lo han conseguido. ¿Que querían saturarnos con programas idénticos? Pues también. Ahora les ha dado a todas por cantar y de verdad que van a dar el cante... Cántame cómo pasó, que comenzó con tropiezo en los viernes de La 1, con menos del 10% de cuota de pantalla; Antena 3 estrenó ayer domingo 'Quiero cantar' con Isabel Pantoja de invitada estelar, pero se estrelló con un 10'5% de share, 'beneficiado' por el tirón del posterior programa, 'Haciendo el humor' y por la acertada decisión de Telecinco de emitir dos capítulos de estreno de 'Aída', en plena forma con el 18'9% y 24'8%; y Telecinco estrena mañana martes 'Cántame una canción'. Por cierto, un inciso, se me escapa por qué en Antena 3 históricamente han mimado tanto a la diva de divas, la del pollo en honor a su egocentrismo, y Telecinco la ha machacado sin piedad.

Por si no fuera poco tanto programa de baile y cante, Antena 3 ha decidido pasar del domingo al martes el espacio de Jorge Fernández -'La Ruleta de la Suerte', 'Esta casa era una ruina'- para estrellarlo contra el estreno de Telecinco, en una jugada calcada a la que hace poco tiempo hizo la cadena amiga con su programa de humor, 'Al Ataque', que de la tarde del domingo lo trasladó en competencia directa con 'El Club del Chiste' de Antena 3 al prime time de los lunes.

Se trata, en ambos casos, de estrategias suicidas, esto es, ofrecer el mismo programa a la misma hora, con la esperanza de ser mejor que el de la competencia y anularlo, en el mejor de los casos, y en el peor, aniquilarse mutuamente y conseguir que ambos desaparezcan de la parrilla. Por suerte, parece que va a suceder esto último, gracias a la habilidad de los programadores de ambas cadenas.

A todo esto se añade un notición de última hora: el programa de cante de Telecinco, adelantado por el estreno de Antena 3, no será presentado por Javier Sardá, sino por Pilar Rubio, actual conductora de 'Más que baile', fichaje de La Sexta que acabará socarrada en dos telediarios a este ritmo de estrenos, contraestrenos. La razón oficial es que Sardá se ha hecho daño en un pie y que, en principio, se hará cargo del programa cuando mejore, aunque a mí me da que en Telecinco tienen miedo a cómo va a salir el enfrentamiento cuerpo a cuerpo con el espacio de Antena 3 y hasta que no vean el resultado en dos o tres semanas no decidirán si Rubio le cede el testigo a Sardá.

Gracias a la originalidad de todas las cadenas nacionales españolas estamos disfrutando de un programa que comparten las tres sin saberlo: 'Más que Aburrimiento'.

jueves, 22 de abril de 2010

POLÍTICA --- TERCERA PARTE ¿Golpe de estado o terapia de choque? Todo sobre la creación de la gestora del PSPV de Sagunto


En Sagunto, quien ha puesto o quitado candidatos, quien ha sido clave en la confección de candidaturas, ha sido el lermismo, encabezado por Miguel García, peón de Pepe Cataluña en la capital del Camp de Morvedre. García ha sido secretario general durante muchos años, merced al control de un grupo de militantes -incluso con el pago de cuotas de afiliados- y su poder orgánico le ha permitido mantenerse durante las últimas legislaturas como concejal. Pero la supresión de la ejecutiva local del PSPV de Sagunto no se ha efectuado principalmente para finiquitar a Miguel García -que se ha pasado al grupo mixto y con él han abandonado decenas de personas la formación-, a quien ya se le daba por acabado, pero no hay mal que por bien no venga, han pensado en la ejecutiva regional y en una parte del socialismo saguntino.


Un García que, tras la debacle electoral del socialismo en 2007 y a sabiendas de que sus días como secretario general estaban contados, prefirió romper con sus habituales aliados, los Chover y Gloria Calero -15 días antes de finalizar la legislatura anterior, en la que PP y PSPV aprobaron crear la empresa mixta del agua, Aguas de Valencia, se colocó a Miguel García en la empresa-, y optó por sumar fuerzas a las de Manolo Carbó y Francisco Crispín para conformar una nueva ejecutiva, con García de presidente, Carbó de secretario general y Crispín de vicesecretario. La dirección contó con el respaldo de la mayoría de la militancia y su gestión refrendada sin votos en contra hace dos meses.


Manolo Carbó, hijo del primer alcalde socialista, sindicalista, vecino de Puerto de Sagunto, se presentaba, como es lógico, para ser el candidato en las próximas elecciones y tenía claro que para ganar los comicios el partido tenía que corregir los errores del pasado. En asuntos polémicos, como la propuesta de remodelación del paseo marítimo, Carbó posicionó al PSPV a favor de la opinión mayoritaria de los ciudadanos, enfrentándose de esta manera a la Demarcación de Costas, en manos del PSOE. Este acto de insurrección habrá pesado también en la decisión de la suspensión de la ejecutiva local. Sin embargo, si los socialistas quieren volver a gobernar en la ciudad tendrán que anteponer los intereses de los ciudadanos a los del partido.

Este fue un ejemplo, pero no el único, del cambio de postura de la nueva dirección local con respecto a la anterior y al grupo municipal socialista. Éste, que nunca ha hecho autocrítica por los pésimos resultados electorales obtenidos, ha querido seguir trazando las líneas básicas políticas a seguir en el Ayuntamiento, tarea que en realidad le corresponde a la ejecutiva. Tampoco se trata de echar todas las culpas a los concejales. No es mi intención. Pero les guste más o menos, el grupo está a las órdenes de la ejecutiva y no al revés. Y punto. Esto suele suceder en todos los partidos de todos los pueblos y ciudades... menos en Sagunto, que por algo Sagunto es diferente.


Con Carbó, entró en la ejecutiva de número dos otro histórico socialista saguntino, Francisco Crispín. De adscripción ciscarista fue, junto a Concha Martínez, los dos únicos delegados que en el congreso regional votaron por Alarte, mientras Miguel García y Manolo Carbó lo hicieron por Ximo Puig. Crispín, quien, como Carbó, durante la legislatura del tripartito fueron disciplinados y lavaron los trapos sucios en la sede socialista y no públicamente, decidió entrar en la nueva ejecutiva para corregir los errores cometidos por la anterior y por el grupo socialista.

Con Crispín, que no es un santo, sin embargo se han cebado algunos de forma obscena. Pocos de los 'referentes' del socialismo saguntino pueden presumir de tener una plaza de funcionario y no necesitar la política para vivir del cuento. Esto para empezar. Hace unos días, algunos, con el ánimo de desacreditarlo, intentaban sembrar dudas sobre su plaza en el Ayuntamiento. Política de bajos fondos. De nivel. Bien, volviendo a lo que interesa. Crispín estaba de número 5 en la candidatura de 1983 y el tsunami de la reconversión industrial trajo una gestora al Ayuntamiento al dimitir toda la lista del PSPV, menos tres concejales. Ni José García Felipe, Pipirrín, ni Manuel Girona, ex presidente de la Diputación, aguantaron la presión y se marcharon (por cierto, un Girona que también fue colocado un año en Aguas de Valencia antes de pasar a la Sindicatura de Cuentas). Allí quedó Crispín al frente de la gestora jugándose la vida por la tensión social tan grande en la época. La gestora perduró hasta 1987, cuatro años dificilísimos, posiblemente los más complicados de la democracia.

La historia del socialismo saguntino está repleta de cuitas internas y navajazos orgánicos. Y Crispín no ha estado ajeno a ello. Continuos han sido sus encontronazos con el lermismo, representado por García, pero también por Manuel Girona en los inicios. Así, en el congreso federal que hubo tras la reconversión, siendo Girona secretario comarcal, acudieron tres delegados, entre ellos, Crispín y Girona. Pero en el cónclave regional que se celebró a continuación, hubo dos candidaturas, la de Crispín y Genaro Peiró y la de Girona y Rafael Bru. Por 42 a 39 votos se impuso la primea y en ese momento nació una historia de desamor que dura hasta nuestros días, máxime después de la visita de Cataluña a Crispín en la que le dijo: 'no te toca'. Vamos, que no tenía que ir al congreso (inciso: esto que parece algo extraordinario siento comunicaros que es de lo más habitual en el funcionamiento interno de los partidos).

En la trayectoria de Crispín se produce otro hecho que juega a su favor, aunque sus detractores lo han utilizado en su contra. Las cosas por su nombre. Pocos pueden presumir de ganar unas primarias en un partido para acceder a la alcaldía, pues el PSOE puso de moda el sistema y le salió tan mal -¿os acordáis de Borrell y Almunia?- que pasó a mejor vida. Pero corría el año 1998 y Crispín ganaba las primarias con 199 votos, frente a los 168 de Manuel Esparza y los 41 de Marga Pin. Como cabeza de lista en mayo de 1999 obtuvo 7 ediles, no logró uno más por 32 votos y no fue alcalde porque PP sumó sus votos a dos tránsfugas de UV y los tres concejales del Bloc. Gloria Calero en 2003 consiguió los mismos, pero las matemáticas le permitieron sumar 13 ediles con los 4 de EU y los 2 del Bloc. Pero con los 6 de 2007 ya no pudo hacer nada.

Ahora que nombro a Marga Pin, quien fuera secretaria general, concejala, diputada nacional... todo apunta a que su vuelta sea inminente. No en vano, Girona y Gaspar han sido siempre 'pinistas' y la mayoría de los miembros de la gestora, jóvenes y a los que le deseo mucha suerte, están próximos a ella. Además de esos 5, otro traicionó a Carbó y el último, el hijo de Jaime Vidal, a Crispín. El octavo es de Valencia, mano derecha de Elena Martín. Marga podría ser, si la apuesta por el diputado nacional, periodista e hijo de Emèrit Bono, Ferran Bono, no cuaja en estos momentos porque el partido dé por perdida la ciudad, la alcaldable en las próximas elecciones. Personalmente me haría ilusión, aunque admito que recuperar la alcaldía de Sagunto la considero a corto plazo misión imposible.

Si durante el tiempo en que han coexistido dirección local y grupo municipal ha habido enfrentamiento por las directrices a seguir, pero éste ha sido soterrado y no se ha llevado el debate a los medios de comunicación, es lógico pensar que éste no haya sido el motivo, o al menos el único, para aniquilar a la ejecutiva. ¿La postura sobre el paseo marítimo? Podría haber sido la puntilla, pero no el factor determinante. Creo sinceramente que quienes han organizado este golpe de estado lo han efectuado como una terapia de choque inaplazable. Hartos de familias y de enfrentamientos, han cogido el bisturí y han extirpado lo que han considerado como el tumor del enfermo. Hasta llegar a esta intervención, sin embargo, los viajes hasta Valencia, sobre todo, e incluso a Madrid, han sido continuos. Gloria Calero, la que menos tenía que perder, no se ha estado quieta. Al fin y al cabo, al final de este proceso, si el PSPV saca menos de 6 concejales ya no pasará a la historia como la cabeza de lista con el peor resultado de la democracia.

Me consta que Calero tiene buena relación con Carmen Martínez, presidenta provincial del partido y alcaldesa de Quart de Poblet, pues ambas se conocen de la sectorial de sanidad y tiene acceso a algunos jerifaltes orgánicos de la federal, de cuando, de carambola, acabó siendo vocal en la primera ejecutiva federal de Zapatero, puesta por un José Luis Ábalos que entonces apostaba casi en solitario en Valencia por el ahora presidente del gobierno. Más allá de trasladar habitualmente sus quejas a Valencia, una mano negra, o mejos, dos, han aireado una cuestión personal de Carbó para dañar su imagen y tumbarle como secretario general y como candidato. Sí, en tales lodos se mueven muchos cerdos. Una 'bomba' que han amenazado, esas dos manos negras, con hacer explotar si no se actuaba.

El alcalde de Faura y miembro de la ejecutiva, Toni Gaspar, se juega mucho en esta decisión. Gaspar, quien disfruta de una de las mayorías absolutas en su pueblo más sólidas de la Comunitat Valenciana, quien en su día estuvo bajo el paraguas de Pepe Cataluña, pero a quien sorprendió cuando apoyó a Jorge Alarte, frente a Francesc Romeu -el tercero en liza que tenía un pacto más o menos secreto con Ximo Puig-, con esta jugada puede convertirse en el nuevo Cataluña de la comarca o salir debilitado del envite. Desde luego se ha creado un buen puñado de enemigos. También le deseo suerte.

Ahora, la decisión está tomada y sólo el tiempo dirá si el golpe de estado se convierte en una auténtica terapia de choque. De momento, no auguro éxito, pero se lo deseo a la nueva gestora porque, historias de familias para no dormir aparte, nadie puede olvidar que los partidos están para servir a los ciudadanos y no para servirse de ellos.

Y, por favor, amigos socialistas, 'Sagunto, del mar a la montaña, pero pasando por Puerto de Sagunto'.

miércoles, 21 de abril de 2010

POLÍTICA --- SEGUNDA PARTE ¿Golpe de estado o terapia de choque? Todo sobre la creación de la gestora del PSPV en Sagunto


Recuerdo un encuentro con Pepe Cataluña, factótum del lermismo durante muchos años en la comarca valenciana del Camp de Morvedre, durante el acto de colocación de la primera piedra de la empresa Zuvamesa en Puerto de Sagunto. Entre canapé y canapé departimos sobre las candidaturas conformadas por los partidos para aquellas elecciones municipales del 2007 y defendí, en presencia de otro histórico socialista de Sagunto, Miguel Chover, que a la del PSPV de Sagunto le envolvía un halo evidente de derrota, una opinión que no compartía, seguramente porque detrás de su confección había estado él y su representante lermista en Sagunto, Miguel García, como había sido así durante muchas convocatorias electorales, un García hoy defenestrado y en el grupo mixto tras la aniquilación de la ejecutiva local por parte de la dirección regional de Jorge Alarte.

Para entender mejor la historia del socialismo valenciano, en general, y el saguntino, en particular, hay que explicar qué son las 'familias'. En cualquier partido político han existido y existen distintas sensibilidades, corrientes o facciones ideológicas. El Partido Popular cuenta, por ejemplo, con los democristianos, liberales, centristas y aquellos que están a la derecha de la derecha, entre otros. Y en el Partido Socialista valenciano sucede lo mismo, aunque en este caso, tras la pérdida de las principales instituciones valencianas, por encima de las corrientes ideológicas, ha primado la división territorial y, por supuesto, la adscripción familiar al lermismo, principalmente, al ciscarismo y a tantos jefes o jefezuelos como han ido surgiendo por aquí o acullá, como los asuncionistas en su momento. A excepción de la lermista, que ha mantenido cierta unidad de acción hasta hoy día, el resto se han ido diluyendo, dando paso al nacimiento de nuevas adscripciones personalistas, como los alartistas. Pero la familia por excelencia, por antonomasia y en el sentido literal de la palabra es la de los Pajín. Leire en Madrid, de número dos del Partido Socialista Obrero Español, sin duda, la peor secretaria de Organización de la historia del socialismo español. Hablamos de la sucesora de Alfonso Guerra, de Ciprià Ciscar y de José Blanco. En fin, en tales niveles se mueve hoy la política española. Leire en Madrid y sus padres, Maite Iraola y José María Pajín, en Benidorm. Allí, hace 20 años, Eduardo Zaplana alcanzó la alcaldía con el apoyo de la tránsfuga socialista Maruja Sánchez. Y, como donde las dan, las toman, aunque sea incumpliendo el pacto antitransfuguismo y con la oposición pública -y el apoyo en privado- de su hija y número dos del PSOE, los Pajín propiciaron una moción de censura contra el alcalde popular con el apoyo de un desertor del PP, José Bañuls.

Sea como fuere, desde la derrota amarga de Joan Lerma en 1995, los populares arrasan electoralmente en la Comunitat Valenciana y los socialistas comenzaron entonces su particular Vía Crucis y travesía por el desierto, con años de gestoras y con fiascos como el de Joan Ignasi Pla, que fracasó dos elecciones consecutivamente y 'murió' políticamente por fuego amigo. Y llegó Jorge Alarte desde la alcaldía de Alaquàs y, con el apoyo de Leire Pajín y los restos del ciscarismo, entre otros, derrotó a Ximo Puig, histórico representante lermista, gran alcalde de Morella y extraordinario diputado autonómico, y al otrora ciscarista, el joven Francesc Romeu.

Para intentar comprender lo sucedido en Sagunto, era imprescindible este pequeño ejercicio de contextualización. Y, en resumen, y antes de entrar en materia, lo que ha pasado en esta ciudad de 70.000 habitantes es que la dirección regional del partido, comandada por Jorge Alarte y con una secretaria de Organización, Elena Martín, próxima a Leire Pajín, ha decidido anular la dirección local del partido, elegida por una amplia mayoría de militantes hace poco más de un año y cuya gestión fue refrendada sin votos en contra hace apenas dos meses. La suspensión ha contado con el beneplácito de la ejecutiva federal, esto es, Leire Pajín, quien está haciendo sus 'ensayos' en la Comunitat para testar sus opciones futuras como líder o candidata. Atentos a la Pajín, ambiciosa donde las haya, quien está sembrando para recoger en el futuro. Aunque debería ir con mucho tiento para que no sean vientos que se transformen en tempestades.

La justificación oficial, que no la real, llegó por parte de la dirección federal, con errata en la vigencia de la gestora incluida, el pasado 22 de marzo, arguyendo que 'la comisión ejecutiva de la agrupación municipal de Sagunto ha venido manteniendo una reiterada actitud de indisciplina en relación con las directrices e instrucciones impartidas desde la comisión ejecutiva nacional del PSPV-PSOE', ademas del 'desconocimiento de las obligaciones estatutarias de la dirección del partido con los militantes de la agrupación, por lo que la celebración de las preceptivas asambleas semestrales de gestión se refiere'.

La ejecutiva estaba formada por Miguel García como presidente, Manolo Carbó como secretario general y Francisco Crispín como vicesecretario. La drástica decisión ha provocado el abandono del partido de García y su pase al grupo mixto en el Ayuntamiento. Sin embargo, en el grupo municipal, excepción hecha de la dimisión como portavoz de Gloria Calero -a quien sustituye José Luis Chover-, todo sigue igual. Los Chover -José Luis y Miguel-, muy enfadados con Toni Gaspar, se han salido con la suya y han impuesto al primero como sustituto de Calero en detrimento de la opción preferida por la dirección regional y Gaspar, Aurora Campayo, la que menos ha intrigado y la que menos marcada en cuitas familiares se encuentra, a diferencia de la liberada Nuria Hernández quien, pese a conspirar más que a trabajar, hubiese sido, en cualquier caso, una mejor opción que cualquiera de los Chover. Mujer, atrevida, segura de sí misma y con una lengua afilada son características que la convierten en la mejor opción tras Campayo.

Mañana, en la tercera y última parte, hablaré de los verdaderos motivos de la suspensión de la ejecutiva local y de las maniobras de Gloria Calero para llegar a esta situación.


NOTA DEL 18-5-10. Me gustaría dejar constancia que a José Luis Chover y Miguel Chover les duele que me refiera a ellos como si políticamente representasen lo mismo. Aunque son hermanos, representan sensibilidades distintas; José luis apoyó a Jorge Alarte y Miguel Chover, quien participó en el congreso provincial pero no en el regional, se posicionó a favor de Ximo Puig cuando ambos concurrían a la secretaría general.

TELEVISIÓN --- Éxito de la segunda parte de La duquesa en Telecinco

(Dedicada a Carles en su cumpleaños)

La segunda parte de 'La duquesa', tv movie basada en la vida de Cayetana de Alba, volvió a contar con el respaldo mayoritario de los telespectadores con casi un 23% de cuota de pantalla y 4'2 millones de seguidores, cifra similar al capítulo de estreno, lo que supone un éxito extraordinario, mayor si cabe si se tiene en cuenta que competía con un partido del Barça en La 1, cuyo efecto arrastre no se notó en el programa posterior, 'Españoles por el mundo'.

Esta nueva entrega, que finalizó sin que hubiese boda entre la duquesa y Jesús Aguirre, me dejó, sin embargo, un sabor agridulce; por un lado, me gustó la magistral interpretación de Adriana Ozores y Carlos Hipólito, no así la de los hijos de Cayetana; y, por otro, pecó de un metraje un tanto tedioso o lineal, con un final poco trabajado.

El aplauso del público de este trabajo, siguiendo la estela de otros, como el dedicado a Paquirri en Telecinco o similares en Antena 3, ha animado a todas las cadenas a preparar miniseries basadas en personajes del corazón, la farándulo, el toreo o la política. Así, pronto vendrán las recreaciones de las vidas y milagros de Carmina Ordóñez o incluso los príncipes de Asturias. Las teles han descubierto una nueva gallina de los huevos de oro. Una buena noticia para el sector audiovisual español y los actores.

lunes, 19 de abril de 2010

POLÍTICA --- PRIMERA PARTE ¿Golpe de estado o terapia de choque? Todo sobre la creación de la gestora del PSPV en Sagunto


Jorge Alarte, secretario general de los socialistos valencianos

Primera parte
Segunda parte
Tercera parte
Cuarta parte
Quinta parte
Sexta parte


Toni Gaspar, miembro de la ejecutiva regional del PSPV

Primera parte
Segunda parte
Tercera parte
Cuarta parte
Quinta parte



Manuel Girona, presidente de la Gestora



Miguel García, ex presidente y ex secretario general PSPV Sagunto

Tercera parte

La dirección regional socialista decidió hace un mes disolver la ejecutiva local -con poco más de un año de trayectoria- y constituir una gestora en el PSPV de Sagunto. La gestión de la dirección local, presidida por Miguel García y con Manolo Carbó como secretario general, logró el respaldo de la militancia hace apenas dos meses sin votos en contra. Sin embargo, el enfrentamiento con el grupo municipal parece estar en el origen de este ¿golpe de estado o terapia de choque? En dos partes, vais a encontrar el análisis y opinión sobre lo sucedido, así como las entrevistas emitidas por Tele 7 Calderona -ver parte superior- y realizadas a Toni Gaspar -miembro de la ejecutiva regional de Jorge Alarte-, Miguel García -ex secretario general de Sagunto y ex presidente de la última dirección local, quien se ha ido al grupo mixto- y a Manuel Girona -presidente de la Gestora, ex alcalde de Sagunto y ex presidente de la Diputación de Valencia-.

Para comprender lo que ha sucedido en Sagunto -la aniquilación de la dirección local del PSPV y la creación de una gestora- hay que hacer un poco de memoria. El Partido Socialista encabezado por Gloria Calero obtenía en 2007 el peor resultado de la democracia, con sólo 6 de los 25 concejales que conforman la Corporación, muy lejos de los 11 logrados por el primer alcalde de la democracia, Manolo Carbó 'padre', o de los 11 conseguidos también por el que fuera presidente de la Diputación de Valencia, Manolo Girona, en 1991.

La evolución electoral en Sagunto ha seguido patrones similares a los del resto de municipios valencianos, con la izquierda arrasando en las primeras elecciones democráticas, entre el PSPV y los comunistas, y el centro derecha naufragando entre la UCD y el CDS, primero, y más tarde AP. En otras ciudades valencianas, el cambio de color político, del rojo al azul, ha llegado antes. Pero en Sagunto no ha habido un vuelco electoral radical debido a dos factores, básicamente; el primero, porque se trata de una ciudad industrial con una tradición obrera y sindical importantísimas; y, el segundo, el deseo de segregación de una parte de la población del núcleo de Puerto de Sagunto dificulta sobremanera la consecución de la mayoría absoluta de alguno de los partidos mayoritarios. Todo ello explicaría que el Partido Popular, pese a ser el más votado desde las elecciones municipales del año 2003 no haya podido alcanzar cifras que ni siquiera se aproximen a los 13 concejales que dan la mayoría absoluta, aunque ya en 2007, con 9 ediles, se distanció de sus dos más inmediatos competidores, socialistas y SP, con 6 actas de concejal cada uno.

PP y PSPV han seguido tendencias opuestas en cuanto a evolución de voto. Así, los socialistas lograban 11 ediles en 1991, 8 en 1995, 7 en 1999 y 2003 y 6 en 2007 -actualmente, con el pase al grupo mixto de uno de ellos se ha quedado con el grupo municipal más pequeño de la historia-. Los populares, por su parte, conseguían 2 concejales en 1991, 5 en 1995, 8 en 1999 y 2003 y 9 en 2007.

Es importante conocer el poder del segregacionismo en el Ayuntamiento, primero con el CIPS, con 8 ediles en 1991 y 5 en 1995 y SP, con 4 en 1999, 3 en 2003 y 6 en 2007, para entender la política de pactos en el Consistorio, que siempre ha pasado por estas fuerzas o por el apoyo del Bloc y EU en alguna legislatura.
La ausencia de mayorías absolutas ha marcado la vida política municipal de la democracia.

De todos los pactos de gobierno es necesario hacer un pequeño ejercicio de memoria del tripartito de 2003 a 2007, pacto entre socialistas, EU y Bloc que auparon a Gloria Calero a la alcaldía, una legislatura que estuvo marcada por la crispación política. Segregación Porteña y su marca ciudadana, IP, supieron aprovechar los errores, cuantitativa y cualitativamente hablando, del tripartito en cuanto a simbología. En la ciudad de Sagunto existen dos núcleos de población y en el de Puerto de Sagunto una parte de la población sueña con ser un pueblo diferente. Polémicas sobre el topónimo del núcleo porteño a la hora de enviar la correspondencia y errores gestuales en el pleno del debate del expediente de segregación por parte de la alcaldesa, además de su mítica frase 'Sagunto, del mar a la montaña', fueron utilizadas por SP y algún medio de comunicación afín para sacar tajada electoral. El resultado en 2007 no podía ser más elocuente: el tripartito pasó de 13 a 10 concejales, el PP subió uno y SP resucitó y duplicó su representación, de 3 a 6 ediles. El gran triunfador, SP; los perdedores, el tripartito, en especial socialistas y EU. Hasta aquí, nada nuevo para los que conocen la política saguntina.

Esto sucedía en mayo de 2007, hace tres años. Antes, algunos con la boca pequeña y yo abiertamente en un periódico regional, ya advertíamos que la candidatura de 2007 del PSPV, calcada a la de 2003, conducía a los socialistas a la derrota, como así sucedió, con el peor resultado de la democracia. Una gestión muy mal explicada a la ciudadanía y los errores de bulto que daban oxígeno al segregacionismo obligaban a una renovación que nunca llegó. ¿Por qué?

La respuesta a la pregunta es el inicio de la explicación de por qué se ha llegado al extremo de anular una dirección local del PSPV, comandada por Manolo Carbó hijo, que fue elegida hace poco más de un año y cuya gestión fue refrendada por la militancia, sin votos en contra, hace dos meses. Pero eso será ya en la segunda parte.

jueves, 15 de abril de 2010

TELEVISIÓN --- En directo, la crítica sobre los 20 años de Telecinco (V PARTE)

Espectacular Lydia Bosch, bellísima y muy joven, junto a Ana Lozano. El 'sketch' de Àngel Llácer parodiando 'Nosolomusica', posiblemente de lo más divertido de la noche.

Alberto Herrero y Mónica Estarreado, otros dos guapos, guapísimos, dan paso a los mejor momentos de Informativos, con todas las cabeceras, con el debate entre González y Aznar, Montserrat Domínguez, Àngels Barceló, Andrés Aberasturi,... Inenarrable la pareja formada por Aberasturi y Carmen Tomás.

Y un sorteo como antiguamente se hacía en las empresas familiares. Jesús Vázquez informa que un trabajador de Telecinco recibirá de regalo otro fantástico coche. El 507. Pablo León Cobos se lleva otro Mazda MX5. A publi.

¿Más Duque? Qué pesados, por favor.

Buenísimo, sin embargo, Jaime Peñafiel soltando un rollo increíble en el papel de Christian Gálvez en 'Pasapalabra'.

Reaparece Pedro Rollán, otro clásico de Telecinco, y bien conservado, con Paz Padilla. Lástima que el guión sea tan flojo. Tres minutos de palabras vacías para dar a un vídeo de 'guapos'. Uffff. Vasile, no.

Paula Vázquez y Emilio Pineda. No es casualidad que hayan caras famosas que ahora están en Cuatro, tanto en las presentaciones, como en los invitados. No en vano, hace poco Telecinco compró la televisión del Grupo Prisa.

La bellísima Sara Carbonero, otro fichaje robado a La Sexta, da paso, junto a Marcial Álvarez (Pope en 'El Comisario'), a vídeos sobre artistas que han dado el cante en Telecinco.

Al fin, una parodia sobre sí mismos, a cargo de Santi Acosta y Remedios Cervantes, por la cada vez más omnipresente presencia de 'Sálvame' en la parrilla de Telecino.

Y, al final, lo mejor de la gala es que se acaba...

TELEVISIÓN --- En directo, la crítica sobre los 20 años de Telecinco (IV PARTE)


Los actores de 'Los Serrano' destacan que Telecinco está con el cine y presentan a Carlos Núñez, que interpreta una canción de 'El laberinto del Fauno' mientras se muestran imágenes de las películas producidas por Telecinco y que han sido taquillazos en los últimos años. Incluye saludos a continuación de actores y directores que reconocen el acierto de la cadena.

(Plano corto de Glòria Serra, anunciado fichaje para las tardes de Antena 3).

Arturo Valls, Alicia Borrachero, Eva González -quien estará a partir de mayo en la isla de 'Supervivientes', Carlos Sobera, Mario Picazo... sigue el desfile de rostros conocidos de los 20 años de historia de Telecinco, con guiones muy deficientes. Y es el momento de los concursos. Y, a continuación, de las series, sin duda el buque insignia de la cadena durante estos 20 años.

Y un feo y una guapa, sin gracia, Joaquín Prats y Carolina Cerezuela, dan paso a un 'poupurrí' bailado por los concursantes de 'Mira Quién Baila', perdón, 'Más Que Baile'. La cosa se va animando. Mientras ellos bailan, los ex de OT, cantan. El apoteosis llega con Víctor Janeiro sobre la pista, que más que bailar parece que está disparando.

Las de 'Vuélveme loca' me 'vuelven loca'. Y el vídeo de los nacidos el 3 del 3 del 90 es más de televisión, no local, sino de barrio. Menos mal que dos de los pobres con 20 años en plató se irán con sus familias con sendos coches y Ainoa Javato se va con una foto firmada del Duque. Por un momento parecía que se estaba celebrando la gala del 20 aniversario de Antena 3 y se rememoraba 'Sorpresa, sorpresa'. Sin gracia. Sin chispa. A publicidad.

Más 'poupurrí' de los ex triunfitos de todas las ediciones, con más gallos que la granja de mi abuela, pero emotivo, el fin y al cabo.

Christian Gálvez y María Castro, dos 'sex symbols' de Telecinco, rememoran los momentos más picantes de la casa, en un vídeo en el que quedan patentes realmente las dos Telecinco que han existido a lo largo de sus 20 años de historia: la de la etapa de Valerio Lazarov, la de las Mamachicho y tetas al aire en cada programa, la de Jesús Gil y Gil haciendo un programa desde su casa y la Telecinco de después, cuando llegó Maurizio Carlotti y le dio la vuelta como a un calcetín.

TELEVISIÓN --- En directo, la crítica sobre los 20 años de Telecinco (III PARTE)


La gala vuelve de publicidad con una de las caras más conocidas en varias etapas de la historia de Telecinco: Belén Rueda. '¡Qué momentazo!' Boris Izaguirre con Miguel Ángel Silvestre, el Duque, el más deseado. Por ellas y muchos de ellos. Y dan paso a las divas de Telecinco: preciosa canción en italiano con vídeos de ellas ralentizados y acelerados de tal manera que parece que cantan ellas. ¡¡Bien por el editor!!

De divas, a divos. Carlos Latre y... Javier Sardá, que, genio y figura, saluda a Baltasar Garzón con la que le está cayendo. Latre, con el tiempo, que ha mejorado sus imitaciones... y ha adelgazado.

Carmen Sevilla y el primer programa de Telecupón y su 'feliz 1974'.... en ¡¡¡1994!!! 'Aquí Carmeeeeen'. Y el último, con lágrimas en los ojos. Grande Carmen. En plató, más lloros, con su Agustín Bravo, que la acompañó en un espacio irrepetible, de malo que era, 'Hugo'. Y homenaje a la Sevilla, que aunque esté en la competencia, en La 1 -y bien que publicitó su programa la listilla-, con la canción 'Carmen' cantada por ex triunfitas.

Emma García y Tito Valverde, el ex Comisario, a más vídeos con algunos de los programas más exitosos con la música de 'Yesterday' interpretada por más triunfitos. Y foto con estrellas. A publicidad. Y este bloque es de los largoooooooooooos.

Y es el turno de Gran Hermano. Con los chicos de varias ediciones cantando. Jajajaja. Gran espacio para este programa. Seguro. ¿Qué dirá Mercedes? Emocionada, de ver a sus chicos autocaricaturizándose...


Vídeos de besos y escenas subidas de tono... no podían faltar en Telecinco. Escenas de amor: 'Sin Tetas', 'Yo soy Bea', 'Médico de Familia', 'Los Serrano', 'Periodistas'...

Y ahora los Informativos, con recuerdo a los que los presentan ahora y a los que estuvieron, como Àngels Barceló. Y Jordi Rebellón y María Teresa Campos, por cierto, pésimos actores ambos, al menos en este 'sketch' para dar paso a un vídeo con algunos de los momentos más hilarantes de la cadena amiga.

A medida que avanza la gala, encontramos momentos para el olvido, como la parodia de 'Expediente X' de Javier Sardá y Boris Izaguirre. ¡Guionista, dimisión!

Homenaje a las 'entrañables e inevitables' Mamachico, dice Jordi González, que incluye la canción que las hizo famosas, junto al 'chin-chin' y 'cacao maravillao'. Dios, qué tiempos... 'Es la hora' de Xuxa, que también marcó a varias generaciones.

Juanjo Artero y Blanca Portillo -tremenda Portillo en 'Acusados- dan paso a lágrimas y despedidas en las series y programas.

(Son las 23.56 minutos y reconozco que se me está haciendo un poco pesada la gala.)

TELEVISIÓN --- En directo, la gala de los 20 años de Telecinco (II PARTE EN TELECINCO)

Paco León y Ana Rosa Quintana dan paso a un vídeo con distintas caras que han sido o son famosas de Telecinco haciendo 'sketches' a lo 'Cámera Café', como los protagonistas de 'Los Serrano', 'Hospital Central' o 'El Comisario'.

¡¡Emilio Aragón!!! Lo sabía. Un caballero, ahora en La Sexta, recuerda su trabajo en 'Médico de Familia', en todos los 'Vip'. Y desea a Telecinco muchísimo éxito. 'Felicidades y que cumpláis muchos, muchísimos más'.

De nuevo, los triunfitos, mientras saltan al ruedo del baile los de 'Sálvame'. 'Telecinco es una fiesta. Ven conmigo, no cambies de canal. ¡Telecinco!'. Con mucho ritmo, pero una letra, la verdad, pésima.

Jorge Javier Vázquez da las gracias al equipo técnico, maquilladores y peluqueras... que hacen única a Telecinco. Más sketches. 'Escenas de Matrimonio' con caras y ex caras de la cadena. Emma García, Carmen Alcayde, Felisuco y uno de la primera etapa de 'Caiga quien Caiga', y que me perdone, pero no recuerdo su nombre.

Pilar Rubio intenta bailar bajo la lluvia, en lo que finalmente acaba siendo un accidentado viaje con Jean Hagen 'Cantando bajo la lluvia'. Coreografía lograda, pero no los grititos enlatados de la Rubio.

Y, después, Pepa y Avelino dan paso a un vídeo con los momentos más soeces y las broncas en numerosos programas de la cadena.

La gala tiene ritmo. Así no es de extrañar que mañana los datos de audiencia sean favorables. Pedro Piqueras y Carmen Alcayde juntos. Gran pareja. Seriedad y cachondeo.

Lástima que no haya programa de Telecinco que no tenga sorteo para ganar dinero. Se rompió el ritmo. Y a publicidad, claro, no falla. 20 años. 5 seguidos, como líder. Y en los últimos 10, la televisión mejor gestionada de Europa. Por algo es. A publicidad.

TELEVISIÓN --- Crítica, en directo, de la gala de los 20 años de Telecinco (I PARTE. LA SIETE)


La Siete está emitiendo la antesala de la gala de los 20 años de Telecinco, 'La alfombra roja', que a partir de las 22 horas lo hará el canal principal. En tiempo real iré comentando anécdotas, ritmo y todos los protagonistas. Paolo Vasile, el 'capo' de la cadena, conversa con la presidenta de la Comunidad de Madrid, Esperanza Aguirre. Tània Llasera, recién fichada de La Sexta, y Prats Junior, Joaquín, presentan la pregala en La Siete.

Errores, para empezar, imagen de Llasera con Amaia Salamanca y audio de la entrevista de Prats Junior a Pedro Piqueras, María Teresa Campos y Laura Valenzuela. Y llega el Duque y se desata la locura. Miguel Ángel Silvestre y Amaia, de nuevo juntos después de alcanzar el paraíso.

Y uno a uno van llegando los invitados. Jorge Javier Vázquez hace 20 años estaba en Badalona y nunca vio 'Sensación de Vivir'. Se acuerda de Laura Valenzuela, de 'Hola Raffaella'. Y Pilar Rubio, otra 'robada' a La Sexta, que besa a José Coronado, dos guapos -'tú sí que eres guapa'- vinculados a la cadena de Fuencarral. La Rubio anuncia que va a bailar en la gala y Coronado que está preparando una película.

Telecinco ha apostado siempre por el humor, como lo demuestra el repaso a algunos de los mejores momentos de '7 Vidas', sin duda una de las series más recordadas de cuantas producidas en España; o 'Aída'.

Y del buen humor a 'De buena ley', el heredero de otro histórico dedicado a los conflictos judiciales entre particulares, como 'Veredicto', programa en el que se estrenó en televisión otra de las estrellas de Telecinco, Ana Rosa Quintana.

Preciosa Lydia Bosch, por quien parece no pasar los años, quien debe regresar ya a televisión. Grandiosa en 'Motivos personales'. Vuelve Lydia.

Y de Belén Esteban, Jordi Revellón -doctor Vilches- a Carmen Lomana y José Campos... Hasta Antonia San Juan, quien sigue embarcada en 'La que se avecina' y está dirigiendo su segundo largometraje. Fantástica la San Juan en la serie de José Luis Moreno.

Glorioso momento la presencia de Carmen Sevilla vinculada a Telecinco durante muchos años en su Telecupón -'Carmen aquí!!!'-. El cuponcito, el cuponcito, el cuponcito, con 60 años.

Carmen Martínez Bordíu responde a las preguntas de Tània Llasera junto a José Campos. ¿El mejor programa' 'Mira quién mira'. Flores y más flores. ¡Llasera, espectacular, guapísima!

Entre el repaso a programas de la historia de Telecinco, 'La máquina de la verdad', que conducía el malogrado Julián Lago en 1993. Mítico programa, con los más diversos invitados. Inolvidables las participaciones de Antonia Dell'Atte, Poli Díaz, Jesús Gil, Carmina Ordóñez o Joselito... que escuchaban el veredicto del polígrafo.

'Y a mediodía, alegría', con Leticia Sabater. Casposo resultaba entonces y... para qué calificarlo ahora. 'Ok mackey'. Pasopalabra.

Genial el vídeo con los gazapos de distintos presentadores de los Servicios Informativos de Telecinco, desde Montse Domínguez, hasta Pedro Piqueras, pasando por Carmen Tomás y el valenciano Màxim Huerta.

'Ha sido una hemorragia de placer', se despide Joaquín Prats, en referencia a Tània Llasera y ésta desea miles de años de vida para Telecinco. Hipérboles aparte, presentan un vídeo de repaso a grandes aciertos, como la apuesta de la cadena por el buen, y taquillero, cine español.

Y de La Siete, a Telecinco, con corte radical en el vídeo promocional del cine incluido. Siguen Joaquín Prats y Tània Llasera, pero ahora con la alcachofa y el logo de Telecinco.

Después de 4 minutos de publicidad, 'Cumpleaños feliz' cantada por los triunfitos y la presentación de la gala a cargo de Jesús Vázquez, quizás el más ligado a Telecinco en estos 20 años.

Frases que han hecho historia en televisión: Telecinco dígame, sin censura, la audiencia ha decidido que debe abandonar la casa, Amparo, el producto de Risto, Y al mediodía alegría, las dos velas negras, las yoyas, por mi hija mato, quién me pone la pierna encima, digoooo, el Luisma es tonto,...

miércoles, 14 de abril de 2010

TELEVISIÓN --- La duquesa lidera en Telecinco

Las cadenas de televisión han encontrado en las 'tv movies' o 'miniseries' un nuevo filón. El último ejemplo fue el estreno, ayer, de 'La duquesa', en Telecinco, que narra la historia de la duquesa de Alba. Con más de cuatro millones y un 21'5% de cuota de pantalla lideró en solitario, y a distancia del resto, el prime time del martes.

Más allá de algún que otro error en el guión, según contó la propia Cayetana en una entrevista concedida a la cadena, lo cierto es que el 'filme' está bien construido y engancha al telespectador desde el principio. El buen dato cosechado ayer, refrendado por el especial 'Hormigas blancas' que emitió a continuación (22'4% de share), hace prever un resultado aún mejor en el segundo capítulo, el desenlace, que comenzará con la muerte de su primer marido, Martínez de Irujo.

martes, 13 de abril de 2010

TELEVISIÓN --- 'Soy adicto' de Cuatro, en la senda de 'Supernanny' y 'Hermano mayor'


Cuatro estrenó el viernes 'Soy adicto', programa que pretende desintoxicar a 10 personas con fuertes adicciones a las drogas, principalmente a la cocaína y la heroína, un espacio que sigue la estela de otros de la casa que intentan ayudar, como 'Supernanny' o 'Hermano mayor'.

El programa es duro. Nos muestra a 10 personas que han caído en la red de las drogas hasta llegar casi a la autodestrucción. Algunos están enganchados con tan sólo 20 años. Todos han hundido sus vidas, han dilapidado miles de euros y han empujado a una profunda depresión a sus familias, hasta el punto de que la madre de Juanan, vasco de 35 años que a los 14 probó sus primeros canutos, 'speed' y pastillas y comenzó a trapichear, admitió haber deseado la muerte de su hijo e incluso una noche, tras comprobar el estado tan lamentable en el que se encontraba en la cama su hijo, se planteó matarlo. Sí, conmueve escuchar a la madre que lo parió decir tales barbaridades.


'Soy adicto' merece ser visto por el mayor número de personas posibles, porque puede cumplir un buen trabajo de ayuda, no sólo para los 10 voluntarios que están en el refugio, sino para los miles de jóvenes y no tan jóvenes que se meten, casi sin darse cuenta, en un laberinto de autodestrucción del que muchos no pueden, no saben, salir, así como para los familiares de éstos, que son los que más sufren las consecuencias de las drogas.

El programa huye del morbo, aunque es inevitable mostrarnos escenas morbosas. O, mejor, es recomendable que veamos cómo actúan los participantes cuando el 'mono' deja al descubierto en qué se convierten las personas que han perdido el rumbo de sus vidas, desnortadas por los efectos demoledores de la ingesta indiscriminada de todo tipo de sustancias dañinas. Desgraciadamente lo que nos enseña 'Soy adicto' es la cruda realidad que padecen miles de personas en España, centenares de miles en el mundo, y sus respectivas familias.

Gema, una joven valenciana que pernocta en cajeros automáticos, reconoce un consumo diario de 5 gramos de cocaína, unos 250-300 euros diarios que obtiene porque se pasa el día 'pidiendo y pidiendo', según reconoce ella misma. El odio a su padre y la desestructuración de su familia están en el origen de su introducción en el mundo de las drogas. Otro, Ramón, tenista profesional que a los 17 años ganaba mucho dinero, se inició para luchar contra su imagen de 'puritano'. 'Es una desgracia, una ruina', relata, y reconoce sentirse 'como una mierda' mientras dilapida '300.000 pesetas' drogándose en una sola noche.


Un equipo de profesionales, terapeutas, vigilan día y noche a estos 10 jóvenes que quieren salir del abismo en el que se han metido, pero del que para escapar tendrán que hacer en esfuerzo titánico. Sienten soledad, miedo, culpa e ira. Y el terrible 'mono' que, como en el caso de Gema, el más complicado, amenaza con hacerles fracasar en su disyuntiva entre la vida y, directamente, la muerte.

En el aspecto puramente técnico, el programa está muy bien editado y el presentador, Quico Taronjí, hace un trabajo excelente.

(El programa obtuvo un 7'7% de cuota de pantalla y fue visto por 1.205.000 espectadores.)

Noticias relacionadas: artículo publicado en el blog: http://perevalenciano.blogspot.com/2010/03/television-cuatro-intentara.html página del programa en Cuatro: http://www.cuatro.com/soy-adicto/

viernes, 9 de abril de 2010

TELEVISIÓN --- La extrema derecha llega a la televisión

Me gusta 'El gato al agua' de Intereconomía. Como periodista, reconozco que es un programa que está bien hecho. Ha conectado con un público de derechas y con aquellos que están a la derecha de la derecha. Con los cabreados con Zapatero y el PSOE. Con los nostálgicos. Cuenta con invitados más o menos ilustres y saben crear un debate que, guste más o menos, genera opinión. Y en ese aspecto es un éxito. Felicidades.

Ahora bien, se me ponen los pelos de punta con otros espacios, como 'España en la memoria'. Con la excusa de que la crisis económica nos está amargando a todos, algunas televisiones aprovechan para recuperar fantasmas del pasado y hacer un revisionismo histórico que pretende recuperar la figura de Franco y el fascismo, entrando en un terreno muy, muy peligroso. Os adjunto un enlace del crítico de televisión Javier Pérez de Albéniz, que incluye un vídeo de dicho programa con entrevista a Blas Piñar: http://eldescodificador.wordpress.com/2010/04/07/cara-al-televisor/.

Lo comentaba hace unos días a raíz del caso Gürtel en este mismo blog - http://perevalenciano.blogspot.com/2010/04/politica-gurtel-o-la-corrupcion.html -. La crisis económica y la corrupción están creando un peligroso caldo de cultivo para que en España los extremos, en especial la derecha, tengan por primera vez en la democracia opciones de obtener buenos resultados electorales, como sucede en buena parte de Europa. O los políticos honrados de todos los partidos toman buena nota, o muchos de los avances conseguidos en España de bienestar y paz social se irán por el retrete.