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miércoles, 12 de mayo de 2010

TELEVISIÓN --- La televisione in Spagna: dal banco e nero alla TDT (versión en italiano)

La televisione in Spagna è evoluta moltissimo negli ultimi decenni. Infatti, abbiamo vissuto un cambiamento spettacolare, passando da un paese con una sola televisione in bianco e nero alla situazione attuale, con più di 40 canali in ogni regione spagnola, dal sistema analogico al digitale, da programmi con milioni di telespettatori alla massima frammentazione dell’audience; dall’assenza di pluralità a.... l’assenza di pluralità. La televisione in Spagna ‘s’italianizza’ con la nascita di Telecinco, che quest’anno celebra il suo 20 anniversario e questo processo non è ancora finito perché Mediaset, il canale che controlla Telecinco, l’impero di Berlusconi, ha comprato qualche mese fa Cuatro, la televisione del gruppo di communicazione più importante in Spagna, cioè, Prisa.

Dopo alcuni anni sotto la direzione di Valerio Lazarov, il periodo con più successo è stato quello in cui è stata diretta da due italiani, primo Maurizio Carlotti -adesso a Antena 3 Televisión- e poi da Paolo Vasile .

TVE nacque il 28 ottobre 1956. Era la televisione di Franco, in bianco e nero, l’unica televisione che c’era in Spagna, fino alla costituzione del secondo canale, conosciuto all'inizio come UHF. Questo cominciò la sua emissione il primo gennaio 1965 e la programmazione regolare il 15 novembre 1966. I due canali hanno lavorato come mezzi al servizio del potere, cioè, di Franco e la dittatura, fino a che è arrivata la democrazia, quando sono stati al servizio del potere... democratico.

Con la democrazia è anche nata la Spagna delle autonomie, cioè, la decentralizzazione dello Stato, trasformandosi, di fatto, in uno stato federale, in cui ci sono delle regioni più nazionaliste e altre di meno. Per questo motivo furono il Paese Basco e Catalonia le prime che ebbero una televisione pubblica autonomica, ETB e TV3, rispettivamente, che cominciarono a emettere il 31 dicembre 1983 e il 16 gennaio 1984. Anni dopo crearono anche il secondo canale. Poco a poco, cominciava a svilupparsi la televisione in Spagna, con la nascita di più canali regionali -un processo che non è ancora finito-, fino a che nel 1989 nacque la prima televisione nazionale privata, Antena 3 Televisión e, qualche mese dopo, Telecinco, che, insieme alla prima televisione a pagamento, Canal +, supposero la prima grande rivoluzione televisiva. Ma non fu l'ultima.

Fu l'epoca in cui TVE vinceva per goleada con permesso di Antena 3. Poi venne l'epoca di Telecinco, che, con cinque anni come leadership, fece epoca. Fino all'arrivo delle altre televisioni private, come Cuatro e La Sexta, due televisioni vicine ideologicamente al governo socialista di Zapatero, la prima appartenente al Grupo Prisa -El País, Cadena Ser- e la seconda di nuova creazione, di Mediapro, gruppo creato per dare sostegno al governo di Zapatero. Fu in questo momento quando cominciò l'ultima rivoluzione. Prima, perché il governo socialista concesse la possibilità alle televisioni nazionali "classiche" di creare altri due canali, sia per risarcire la nuova concorrenza; e, poi, all'aprovare la transizione della televisione analogica alla digitale, il punto in cui ci troviamo adesso. Così, il mese d'aprile scorso è stato quello dello scambio, sebbene la transizione sia cominciata tre anni fa, con la coesistenza dei due sistemi d'emissione della segnale per vedere la tv.

Prima, però, vorrei parlarvi sul processo di fusione delle televisioni nazionali cominciato qualche mese fa con quella tra Telecinco e Cuatro. La televisione di Mediaset, proprietà del primo ministro d'Italia, Silvio Berlusconi, controlla la televisione del Grupo Prisa, l'editore del quotidiano El País, copiando il modello di tv italiano, in cui Telecinque è la televisione per tutti i pubblici, mentre che Cuatro è per un pubblico più giovane e colto. Succede, però, un fenomeno quanto meno curioso per quanto riguarda la linea editoriale, giacché Cuatro è vicina ideologicamente al governo socialista, almeno fin'ora, mentre Telecinco è vicina al centro-destra spagnolo. Ciò nonostante, fino adesso ogni televisione segue una linea politica diversa, e quindi Cuatro compete con il pubblico giovane e di sinistra di La Sexta, mentra che Telecinco fa lo stesso con quello di Antena 3.

Cosa succede, però, con Antena 3 e La Sexta? Furono le prime ad annunciare la loro fusione, ma, alla fine, non c'è stata, perché entrambi vogliono controllare il gruppo e, inoltre, perché, siccome La 1 ha smesso di emettere pubblicità, loro hanno aumentato le loro entrate nel primo trimestre de l'anno.

Fusioni a parte, l'attualità televisiva è segnata dall'arrivo del sistema digitale che suppone, sul papiere, una serie di vantaggi molto importanti, come, per esempio, una maggior qualità d'immagine; la possibilità dell'interazione spettatore-tv, così come un maggior numero di canali -da trenta a quaranta dipendendo dalle comarche, città e regioni-, di cui alcuni possono essere a pagamento.

È stato il Ministero d'Industria quello che ha diviso le Communità Autonome in demarcazioni televisive. Per quanto riguarda la Communità Valenciana, per esempio, la legge contempla la creazione di due canali autonomici e 4 canali per ogni demarcazione, di cui tre sono privati e uno dovrebbe essere un consorzio pubblico creato dai diversi comuni di ogni zona.

La crisi economica, la cattiva divisione dei canali e la demarcazione ha fatto morire la maggioranza dei progetti nati appena tre anni fa. Infatti, quanto al caso valenziano ci sono soltanto 4 televisioni locali in tutta la regione, oltre alle due televisioni private autonomiche, come Popular Tv, che è stata ribattezzata come Popular Mariavisión, e Las Provincias Tv. A parte di Levante Tv, Tele 7 e un paio di televisioni locali, tutti le altre, o non sono state create o sono già sparite.

Insomma, un assoluto disastro che ci lascia un orizzonte nero per i telespettatori e per i giornalisti.

1 comentario:

EL DE LAS HABAS dijo...

Mejor explicado imposible, a quedado clarisimo.